Scritti

In questa pagina ho raccolto racconti e articoli che ho scritto negli ultimi anni.

Nostra signora dell’indignazione. Un articolo di Siamomine sulle “sorelle di chat” e la nostra solitudine davanti agli schermi, dove l’attivismo è brand, la contraddizione non esiste e l’impotenza politica collettiva si trasforma in vendetta reputazionale. Forse il valore delle nostre scelte è proporzionale al rischio che comportano e non alla loro ostentazione. E la drammaturgia può curare l’indignazione.

Oxymoron, Roma. Un racconto su Roma scritto per Roma Europa Festival e per Siamomine. Parla del mio contributo alla gentrificazione, dei suoi quartieri – dal Rione Campitelli al Quarticciolo passando per San Lorenzo -, del riluttante Enea, del Pasolini vittimario, del “re della mezza porzione”, degli afflosciamenti del romanesco. Di un ragazzo che sostanzialmente gira con uno scooter non omologato dentro la ZTL con un bustone nero rigonfio di biancheria.

Albert Speer: l’uomo che non morì a Norimberga. Un lungo dialogo con Letizia Russo sull’inchiesta in cui Gitta Sereny si spinse così a fondo nel conflitto interiore del ministro del Terzo Reich da creare una vicinanza quasi inquietante. Chi era l’uomo intelligente, raffinato e sterminatore che, poco prima di morire, ammise ubriaco alla giornalista: “Una bella carriera. Niente male, no?”
E quanto siamo diversi nella capacità di rimuovere l’orrore per continuare a vivere?

Basta ironia, basta malinconia. Un articolo sull’ironia dei Simpsons e dei meme. E sulla malinconia di sinistra. Siamo ironici e cinici, partecipi e assenti, acutissimi e rassegnati. Ma la denuncia di una prigionia sentimentale o autoritaria non porta di per sé la libertà. Anzi Trump e i leader “metamodernisti” di oggi usano l’ironia per mantenersi anti-establishment e normalizzare l’inaccettabile.

Il rumore dell’universo è un racconto scritto per il progetto Storie del bosco di Creativa. Parla di pensieri stupidi e inconfessabili che emergono dal fondo del lago prosciugato grazie al “climate change”. I pensieri di mia figlia sul mio abbigliamento, di Ascanio su Enea e sul cavallo di Troia, di una mia ex ragazza, e di quello più stupido, il mio: a proposito di un equilibrio di morti con lo stesso nome nel mondo.

Come amare un narcisista maligno. , Partendo dal cappello a tesa larga indossato da Melania Trump, su Siamomine una riflessione sul narcisismo maligno. Una confutazione dell’equivalenza narcisismo = autostima, la personalità ecoista (a proposito della ninfa Eco) e quello che il mito di Narciso racconta veramente. E poi: da cosa siamo attratti in una persona del genere?

L’ospite è un racconto che ha vinto il concorso del MarteLive nel 2014. Sono già presenti le cavallette di Teorema dell’incompletezza. Il protagonista utilizza il suo lutto per ricattare emotivamente il suo migliore amico e ottenere… MDMA, cocaina e ketamina. La droga diventa un modo per affrontare tutte le fasi del lutto: la fuga, la vendetta, l’accettazione. Infine Dio, raccontato da un “ateo ripulito” che eredita la parabola morale dell’ospite.

Brevissima storia di comunicazione politica. Il talk show e la diretta di Vermicino abbattono il confine tra informazione ed emozione. Berlusconi sostituisce il programma politico con il personal branding. I software di micro-targeting che sfruttano la paura sono l’evoluzione di un tempo ambiguo. E il complottismo diffuso è l’espressione inconscia di un malessere reale che non si risolverà con “andrà tutto bene”. Chi ha visto L’odio capisce cosa significa cadere da un palazzo di 50 piani.

Seguitemi, anche voi diventerete fascisti: M – il figlio del secolo, la serie tv. Per Siamomine ho scritto di un’opera che sposta in alto il confine della qualità seriale italiana. Mussolini non è una caricatura, parla con noi. La scommessa drammaturgica: siamo in grado di riconoscere il fascismo se ci appare umano? Il neorealismo è lontano e l’estetica cinematografica prova a diventare adulta.

Di chi è la colpa se non leggi abbastanza. Risposta breve: anche di chi scrive. Certo, c’entra anche l’economia dell’attenzione, ma il calo della complessità e la trasformazione della letteratura in cura piuttosto che verità (per dirla con Walter Siti) non aiutano chi legge. Bisogna assumersi il rischio della magia e di scrivere qualcosa per cui valga la pena mettere in pausa la pervasività dell’intrattenimento.

Una favola nera contenuta nel romanzo Teorema dell’incompletezza: sulle rive del Po appare un re che consuma veleno per un ordine impartito e dimenticato. Una rivolta orgiastica in un castello dà il là alla lotta tra “forti” e “deboli”. Cuochi, vagabondi e predoni uccidono senza mai comprendere le finalità ultime del Potere. A rileggerlo ora, è una mise en abyme che fatico ancora a decifrare…

La grande bellezza del cafonal. Un articolo per Siamomine con la ricerca iconografica di Average Italian Kid. Roma è l’epicentro dell’estetica “Cafonal, un’ostentazione di cattivo gusto all’ombra del Vaticano, in cui il godimento è vissuto come una trasgressione. E Roma ha già visto tutto, figuriamoci questa infanzia morale, per questo accoglie i barbari e li fagocita nel suo cinismo ironico. C’è ovviamente Roberto D’Agostino, ma anche Corrado Guzzanti.

All eyes on ourselves. Un articolo per Siamomine sull’immagine GenAI All eyes on Rafah. La sua viralità è senza precedenti anche in virtù della capacità di eludere i filtri e lo shaodwbanning. Il campo profughi è irreale, edulcorato, ordinato. Guardiamo da una distanza di sicurezza, siamo consapevoli del massacro, tuttavia osserviamo anche la nostra impotenza.

La rappresentazione del male. Il film di Cortellesi è il miglior incasso al cinema del 2023. Ha molte qualità: evita l’enfasi espressiva e schiva il culto dell’innocenza, ma scivola sul melodramma nella rappresentazione del male. Promuove la formazione di una coscienza collettiva contro il patriarcato, ma la rappresentazione del mostro mostruoso non aiuta a riconoscerlo e, in qualche maniera, ci assolve.

Centocelle è una ferita. Un contributo scritto per Il Libraio in cui racconto il quartiere di Roma Est acceso da feroce romanismo e disseminato di bar dove gli sguardi sono proiettili e le risate divorano i margini dei discorsi. Dalla mia infanzia il quartiere è cambiato: sempre colonizzato dal sole, ma è diversa la proporzione di coatti e migranti e tentativi di hipsterismo. Una mia piccola memoria in cui la Storia diventa battito.

10 Libri da (non) regalare a Natale. Dalla fenomelogia del “carino” alla violenza politica degli ultras, dalle estetiche digitali liminali (Backrooms) alla psicoanalisi del lutto in Iran attraversando il “classismo” di certa inclusività, questo è un elenco di libri per chi vuole vedere bruciare l’atmosfera natalizia come acetilene.

Come rimanere in vita: Marina Abramović. Un articolo su un monumento di cui forse non capisco la segreta grandezza. Dalla spietata performance napoletana del 1974 (Rhythm 0), dove l’artista mise il corpo a disposizione del pubblico, fino a Balkan Erotic Epic. Attraverso gli esperimenti di Milgram e Zimbardo, lungo la Muraglia cinese, un tentativo di comprendere come si rimane in vita, non solo artisticamente.

La maglietta della Lee è un racconto scritto per la rivista Laspro nel 2011 in occasione del decennale del G8 di Genova. La storia nasce con il ritrovamento casuale della maglietta che trovai nel mio zaino al ritorno e che non avevo mai visto prima. È un’occasione per rivivere la guerra reale, paranoica e metaforica di quel periodo.